Quale speranza per l'accoglienza?

L’ondata migratoria che si sta abbattendo da qualche anno sull’Europa provoca, ormai da troppo tempo, un numero crescente di vittime innocenti. La stessa Unione europea e il trattato di Schengen sono oggi messi in discussione anche per i disaccordi che sono sorti  sul tipo di politica che sarebbe più opportuno adottare. Le due opposte strategie che sembrano fronteggiarsi possono essere grosso modo riassunte come segue: da un lato ci sono alcuni paesi, come la Grecia o l’Italia, che vorrebbero organizzare e gestire l’accoglienza di migranti sul territorio nazionale e su quello europeo dopo un’equa ripartizione di quote tra i paesi membri; dall’altro ci sono quei paesi (la maggioranza) che si stanno orientando sempre più esplicitamente per impedire nuovi afflussi di migranti, considerando la ripartizione di quelli che continueranno comunque ad arrivare una questione subordinata.

 

Se quest’ultima politica nei confronti del fenomeno migratorio sembra mossa dalla convinzione di non poter realisticamente assorbire tutti coloro che, dall’Asia o dall’Africa, potrebbero avere soggettivamente ottime ragioni per venire in Europa, l’argomento principale che pare ispirare le politiche più “accoglienti” sembra invece prendere le mosse dalla convinzione che qualsiasi strategia volta ad impedire o controllare l’afflusso di nuovi migranti comporterebbe una quantità di sacrifici umani di cui la civiltà europea non può assumersi la responsabilità, poiché andrebbe in questo modo contro i suoi stessi principi fondativi.

La prima strategia (quella della quasi totalità dei paesi nordeuropei) sembra più realistica e “spietata”; la seconda, forse meno realistica (almeno per i primi) ma più “umana”. Il dubbio che può sorgere rispetto a quest’ultima posizione rischia però di capovolgere quest’impressione.

Il dubbio è il seguente: se qualche governo è davvero convinto che la politica di accoglienza possa costituire la soluzione del problema, o almeno quella che provoca il male minore, perché non provvede a gestirla senza foraggiare le organizzazioni criminali che gestiscono attualmente il traffico dei migranti facendone strage? Senza sottrarre indirettamente risorse e servizi ai cittadini italiani, ciò sarebbe infatti possibile in una maniera molto semplice.

Prendiamo la tariffa media che un migrante deve pagare per venire in Europa, che di solito è compresa tra i tre e i cinquemila euro. Calcoliamo che siano quattromila. Si potrebbe allora stabilire che, chiunque voglia venire - per esempio, in Italia - possa recarsi nel consolato italiano più vicino, nel proprio paese se ve n’è uno, o in un paese limitrofo, e fare la richiesta di visto, che potrebbe avere un costo di tremilacinquecento euro. Una volta giunto in Italia con regolare volo di linea (calcoliamo circa cinquecento euro), i soldi che ha versato per il visto gli sarebbero restituiti in tre rate di mille euro mensili. Al termine di questo periodo, si potrebbe fare il punto della situazione: se il migrante ha trovato un lavoro, anche a tempo determinato, e un alloggio (e se naturalmente nel frattempo non ha commesso reati), il permesso di soggiorno gli verrebbe rinnovato. Altrimenti, con i cinquecento euro ancora in possesso dello Stato verrebbe organizzato il suo rimpatrio.

Questo tipo di provvedimento avrebbe alcuni indubbi vantaggi: da un lato sottrarrebbe enormi risorse a tutte le organizzazioni criminali che gestiscono attualmente il traffico dei migranti; in secondo luogo non avrebbe costi elevati per lo Stato; in terzo luogo determinerebbe un incremento della domanda interna del paese che dovesse adottarlo, con tutti i vantaggi per la sua economia che un tale incremento potrebbe determinare, vantaggi che gli permetterebbero di fronteggiare ancora meglio i costi dell'accoglienza.

Per quale motivo nessuno ha sino ad oggi avanzato una proposta del genere? Probabilmente perché anche i fautori della politica dell’accoglienza sanno perfettamente che in questo modo si correrebbe comunque il rischio di veder arrivare un numero di migranti esorbitante, dei quali né un singolo paese né l’Europa nel suo insieme riuscirebbero a farsi carico conservando i principi fondamentali della propria civiltà e dello Stato di Diritto, e correndo inoltre il forte rischio di provocare lo scoppio di vere e proprie “guerriglie tra poveri” sul proprio territorio.

Con una malafede esemplare si preferisce quindi continuare a parlare di “accoglienza” e a indurre “speranze” in tutti coloro che sono tentati dalla soluzione migratoria continuando ad affidare alle organizzazioni criminali internazionali il lavoro sporco: quello di scoraggiare (con stragi, stupri di massa e varie e terribili forme di tortura) un po’ di persone a migrare, in cambio della gestione del traffico di tutti gli altri.

Viceversa, se si fosse davvero convinti che una politica dell’accoglienza possa costituire il modo migliore e più “umano” per affrontare il problema, basterebbe adottare la strategia cui si è fatto riferimento per fornire a tutti un esempio di come l’attuale emergenza potrebbe essere affrontata, senza esborsi esorbitanti per lo Stato, senza sottrarre indirettamente risorse ai propri cittadini e, soprattutto, senza rendersi complici di crimini di massa.

In altri termini, se ogni nazione si assumesse le proprie responsabilità in modo trasparente dovrebbe non cercare di aggirare l'ineluttabilità della scelta che le attuali drammatiche circostanze impongono: o si è davvero convinti che una politica dell'accoglienza sia giusta, doverosa e non irrealistica - e allora una soluzione del tipo di quella prospettata sarebbe l'unica coerente con tale posizione e l'immediata realizzazione di ponti aerei verrebbe a costituire un imperativo morale e politico immediato - oppure si è convinti del contrario, e allora una strategia seria non potrebbe che cercare di conseguire un duplice obiettivo: un efficace blocco delle frontiere ai confini europei - dove per efficace s'intende anteriore a qualsiasi "partenza" - e un intervento economico, politico e sociale in quelle aree del mondo che producono le cause dell'ondata migratoria, intervento che non potrebbe che essere molto più incisivo, sostanzioso e impegnativo di quello fino ad oggi tentato o intrapreso.

Alla luce di queste considerazioni, sarebbe opportuno che l'Europa adottasse una scelta, anche a maggioranza qualificata, in un senso o nell'altro, perché qualsiasi soluzione intermedia e irresoluta rischia di minare alla radice le fondamenta della stessa Unione e di prolungare e aggravare il dramma dei migranti.