Perché non bisogna votare per il primo partito

(… e come fare per riconoscere i componenti del secondo).

 

   Il primo partito non è una realtà monolitica ed è composto da diverse correnti. Queste danno vita a un partito unico perché, nonostante le loro divergenze superficiali o apparenti, condividono le seguenti caratteristiche: 1) Sono solite autopromuoversi attraverso slogan piuttosto che attraverso argomentazioni; 2) Non sono solite trarre le conseguenze che sarebbe ragionevole aspettarsi dalle loro analisi o proposte né assumere la responsabilità delle proprie affermazioni; 3) Sembrano condividere con Hobbes la convinzione che la Democrazia sia essenzialmente un’aristocrazia di oratori e i cittadini votanti per lo più dei mentecatti facilmente manipolabili.

   Per comprendere meglio come il primo partito sia composto da queste specie di <<correnti>> è sufficiente prendere in esame come esse si pongano rispetto al problema dell’immigrazione. Una delle correnti principali sostiene che l’immigrazione sia una risorsa per il paese ospitante, e nel sostenere questo prescinde da limitazioni di carattere quantitativo. Secondo gli esponenti di questa corrente, infatti, l’immigrazione permette di pagare le pensioni dei cittadini italiani, fa bene alla nostra asfittica economia, ci apre al contributo di altre culture. Ciò che gli esponenti di questa corrente in genere omettono di precisare è che queste considerazioni sono vere solo fino a quando il numero degli immigrati non supera quello che ciascun paese è in grado effettivamente di gestire, ovvero solo fino a quando è in grado di garantire loro un’esistenza dignitosa, esattamente come quella che dovrebbe garantire ad ogni proprio cittadino. Quando questo limite viene superato – e può venire superato, perché nessun paese o insieme di paesi ha una capacità di accoglienza illimitata - gli immigrati sono viceversa destinati ad essere trattati come schiavi e sono di fatto indotti a delinquere per poter sopravvivere.

 

   Ma questa corrente non sembra preoccupata da simili implicazioni, intenta com’è a raccogliere i voti di tutti coloro che, per una giusta istanza etica, non sono indifferenti alle sorti di tante persone che hanno ottimi motivi per cercare di venire in Europa. Utilizzando slogan imperniati sui valori della solidarietà e della fratellanza, e dimenticandosi di favorire cosi, senza altre disposizioni e decisioni, stragi di migranti in mare, nel deserto e in vari luoghi di reclusione e rastrellamento in cui sono affidati alle cure di organizzazioni criminali, gli esponenti di questa corrente palesano una sostanziale male fede e dimostrano di essere realmente interessati solo a sfruttare una tragedia epocale per accrescere il loro potere e quello della loro corrente all’interno del primo partito.

  Infatti, se qualche governante appartenente a questa corrente fosse davvero convinto di quanto a spada tratta sostiene da tempo, ovvero che è necessario e anche vantaggioso accogliere tutti coloro che hanno buone ragioni per trasferirsi in Europa, basterebbe che concedessero loro il visto per farli arrivare in tutta sicurezza con voli di linea attraverso corridoi umanitari, così come la Comunità di S. Egidio ha già dimostrato che si può benissimo fare. Se nessuno di tali governanti ha intrapreso questa strada, è perché in realtà non è affatto convinto di ciò che dice, sapendo benissimo che, consentendo un afflusso illimitato di migranti in Europa, la società europea esploderebbe. Il numero di coloro che avrebbero ottimi motivi per venire da noi è infatti dell’ordine di varie centinaia di milioni di persone, e in assenza di una politica che sappia predisporre un controllo dei confini una simile ondata migratoria potrebbe condurre al collasso o alla guerra civile anche la più evoluta e accogliente tra le società politiche.

  Omettendo di svolgere queste banali considerazioni, per svolgere la parte dei <<buoni>> e <<solidali>> i sostenitori di questa corrente continuano di fatto ad avvalersi della selezione operata dai massacratori di migranti, che facendone morire molti in mare scoraggiano il viaggio di molti altri e ne limitano così decisamente il flusso. In questo modo, i <<solidali>> possono continuare a fare una indiscriminata politica dell’accoglienza senza dover affrontare tutti i problemi politici, economici e sociali che comporterebbe la concessione di visti regolari a tutti coloro che dichiarano di voler accogliere ed evitando di affrontare il problema di come difendere in maniera efficace i confini nazionali.

   La proposte avanzate dalla seconda corrente del primo partito non sono meno tragiche e demagogiche. Queste fanno leva su slogan opposti, per lo più volti a sottolineare l’importanza della sicurezza dei cittadini. Anche in questo caso, però, non vengono prese in esame le implicazioni concrete di quanto si sostiene: quando infatti i seguaci di questa corrente sostengono che bisognerebbe erigere muri dimostrano ad un tempo la loro indifferenza verso le tragiche circostanze in cui i migranti si trovano e la loro insofferenza verso l’Europa; quando sostengono che i migranti dovrebbero essere rimpatriati dimenticano che viaggiano senza documenti e che nessun paese sarebbe disposto a riprendersi cittadini di altre nazionalità; quando sostengono che non dovrebbero essere fatti partire dimenticano che, quando non sono possibili, come purtroppo accade oggi con la Libia, accordi efficaci con i paesi da cui partono l’unico modo per non farli partire sarebbe quello di occuparne le coste, o almeno il creare una enclave europea laggiù fino a quando non sia possibile fare accordi seri con un governo legittimo, stabile e affidabile.

  Naturalmente, poiché si tratta di una soluzione che sarebbe per vari motivi molto complicato realizzare, oltreché estremamente impopolare, si preferisce evitare di approfondire la questione, limitandosi a scandire slogan contro l’arrivo incontrollato dei migranti ed opponendosi talora, in qualità di sindaci e amministratori locali, alle delibere del governo nazionale e dei prefetti, come se l’Italia fosse già composta da tanti piccoli comuni che possono decidere in merito in piena autonomia e come se si potesse risolvere il problema accollandolo ad altri più ingenui o volenterosi.

  La male fede di entrambe queste correnti (che poi sono le principali, in quanto la terza corrente del Primo partito ha posizioni tanto ondivaghe, incerte e opportuniste che non possono essere nemmeno prese in esame) è dunque evidente, e il loro unico scopo pare proprio quello di accaparrarsi il consenso di quei cittadini che ancora non si sono accorti di tale mala fede.

   Alla luce di queste osservazioni, sarebbe dunque preferibile non votare per il primo partito, e scegliere invece di votare per il secondo. Questo, purtroppo, è da sempre minoritario, in quanto composto dall’esiguo numero di persone serie che quando avanzano delle proposte per risolvere problemi o affrontare situazioni difficili non cercano di nascondere ai cittadini le relative difficoltà, ma anzi le illustrano a dovere mettendole bene in evidenza. Questo secondo partito è composto da persone indipendenti e per lo più isolate, che amano tenersi alla larga dal primo partito e la cui influenza sul dibattito politico è pressoché irrilevante, in quanto le loro analisi sono scomode e loro proposte impopolari.

   Ciò non dovrebbe tuttavia costituire una buona ragione per non sostenerli, almeno in quei pochi casi in cui trovano il coraggio civico e intrepido di presentarsi come candidati a delle elezioni politiche, e almeno se si appartiene idealmente alla loro medesima categoria minoritaria.

   Ma come riconoscerli tra molti? Un metodo che, per quanto semplicemente indiziario, potrebbe rivelarsi efficace è il seguente: ciascun elettore prenda come cartina di tornasole un tema o un questione che conosce abbastanza bene, elabori quella che gli pare la soluzione del problema più ragionevole e la sottoponga all’attenzione del candidato che gli pare fornire le maggiori garanzie. Il candidato interpellato ha tre tipi di risposte possibili: 1) “La sua proposta non mi pare una buona idea per questo e questo motivo”; 2) “La sua proposta mi pare buona e condivisibile, ma è irrealizzabile per questo e questo motivo”; 3) “La sua proposta mi pare buona e condivisibile e farò tutto quanto è nelle mie possibilità per verificarne sino in fondo la fattibilità perché vorrei realizzarla”.

   Qualora la risposta del candidato sia evasiva e indefinita, e non appartenga quindi ad alcuna di queste tre tipologie, ci sono notevoli probabilità che la persona interpellata sia un politicante cialtrone e inaffidabile. Qualora invece la sua risposta rientri in una delle tre tipologia, ci sono buone probabilità di trovarsi di fronte, quanto meno, a una persona seria, che quando sottolinea l’importanza, come i politici fanno spesso, di saper <<ascoltare la gente>> non si sta riempiendo la bocca di parole vuote per abbindolare il cittadino elettore.

   Si potrebbe allora scoprire che c’è qualche politico che non appartiene a nessuna delle due (o tre) correnti di cui sopra, e cioè che non pensa, per esempio, che si possano abbandonare i migranti in mare, né rimpatriarli anche senza sapere da dove sono venuti, ma che non è nemmeno così spudorato da sostenere che se ne possa accogliere un numero illimitato garantendo loro la sopravvivenza con qualche disposizione assistenzialista. Qualcuno cioè che, consapevole della tragedia epocale cui ci troviamo di fronte, sa che non ci sono soluzioni che non siamo estremamene dolorose e ha il coraggio di indicare tutte le implicazioni negative e financo tragiche di quelle che potrebbero comunque rivelarsi come le meno gravi e le più efficaci. Qualcuno consapevole del fatto che L’Europa riuscirà ancora a recitare un ruolo di qualche rilievo nel mondo e a tutelare gli interessi vitali dei propri cittadini solo se sarà in grado di difendere i propri confini senza abdicare ai valori di libertà e solidarietà sui quali è sorta, attivando un programma di investimenti e di aiuti almeno in tutti quei paesi da cui i migranti partono e i cui governi sono disposti a collaborare.

   Per riuscire a conseguire quest’obiettivo, se riuscirà a sopravvivere nei prossimi due o tre anni, l’Europa non potrà fare a meno di affidare la propria guida a quella tipologia minoritaria di politici che siano dotati dell’onestà intellettuale e della franchezza necessarie per far comprendere a tutti i propri concittadini che senza un’unione fiscale e una forma minima di prestatore di ultima istanza, senza una comune difesa e una comune politica estera, l’Europa è comunque destinata a soccombere per la sua incapacità di affrontare seriamente circostante storiche tanto tragiche, e che con la sua fine ciascun paese membro si rivelerà ancora più debole e incapace di far fronte a tutte le incombenti emergenze internazionali.

   Questi politici, tutti membri di quell’invisibile, trasversale ed eternamente minoritario <<secondo partito>>, possono avere molti difetti, ma sono gli unici in grado di far fronte a circostanze tanto complesse e drammatiche, perché al contrario della quasi totalità degli appartenenti al <<primo partito>> hanno tutta l’aria d’essere ancora degli <<uomini>> piuttosto che dei <<caporali>>. Anche Totò di certo li avrebbe sostenuti, e forse persino Antonio la Trippa, in un estremo e repentino sussulto di serietà, si sarebbe volentieri fatto da parte per affidarsi a loro.