Sulla scuola poche idee, ma ben confuse

 

  

 

   Tra le varie disposizioni annunciate dalla Ministra Lucia Azzolina la sera del 16 Luglio a In Onda, su La 7, una sensata e plausibile è stata quella di fare scuola in presenza alle primarie con gruppi di 6 o 7 bambini alla volta, in modo da poter evitare eccessive probabilità di un contagio e di poterlo comunque arginare meglio. Le altre sue disposizioni o proposte sono invece risultate poco verosimili o realizzabili, quando non inspiegabili.

 

   Per la verità, la Ministra ha provato a spiegarne alcune ma, almeno così è parso a molti che lavorano nella scuola da qualche decennio, in maniera maldestra e poco convincente. Due esempi su tutti: secondo l’Azzolina dovranno essere le famiglie a misurare la temperatura agli studenti prima di mandarli a scuola. Il delegare a loro questo compito costituisce infatti a suo avviso un invito ad un’assunzione di responsabilità che non può che far bene in tempi di pandemia. Può darsi, ma ciò che non convince della sua proposta è che quest’assunzione di responsabilità da parte delle famiglie possa esentare la scuola dal misurare a sua volta la temperatura, per maggior sicurezza, prima dell’ingresso degli studenti nell’edificio scolastico. 

 

 

   Quando quest’obiezione gli è stata avanzata dai conduttori della trasmissione, David Parenzo e Luca Telese, la Ministra ha risposto che questo creerebbe degli inevitabili assembramenti davanti alle scuole ogni mattina. Ma non è vero: basterebbe infatti differenziare gli ingressi. In una scuola superiore, per esempio, si potrebbero far entrare le classi prime alle ore 8 e le successive scaglionate di 5 minuti per evitare qualsiasi ingorgo e qualsiasi assembramento. Considerando che la temperatura di uno studente può essere misurata in 3 secondi, in un minuto un operatore scolastico può misurarla a 20 studenti. In 5 minuti la può misurare a 100 studenti; con due operatori si arriva a 200, con tre operatori si potrebbero tranquillamente garantire 300 misurazioni ogni 5 minuti. Immaginando di essere in una scuola con 1500 studenti, queste operazioni potrebbero essere eseguite da tre operatori in meno di mezz’ora, evitando così di doversi affidare al senso di responsabilità del 100% delle famiglie, ipotesi che può denotare solo o un eccesso d’ottimismo o un eccesso di malafede.

 

  L’altra notizia confermata dalla Ministra è che, anche grazie all’acquisto dei nuovi banchi a rotelle, che a suo parere costituiscono un investimento di grande rilievo per la scuola del futuro, sarà possibile tenere nelle classi gli studenti a un metro di distanza. Ora, qualsiasi docente che abbia insegnato almeno qualche mese sa perfettamente che gli studenti non sono statue, e che è assolutamente improbabile che riescano a stare seduti a distanza di un metro per cinque ore al giorno. Le occasioni per alzarsi, spostarsi, avvicinarsi, scherzare, stufarsi, irritarsi, esasperarsi fino a perdere la distanza in una mattinata potrebbero essere numerose e incontrollabili. Se ci fosse una distanza di almeno due metri, separazioni in plexigas e non più di 6 o 7 studenti per classe ci potrebbero essere maggiori possibilità sia di ridurre il rischio di un eventuale contagio, sia di limitarne la diffusione, mentre così come la cosa è stata concepita e proposta è pressoché certo che, in caso di seconda ondata dell’epidemia, la diffusione del virus sarebbe di nuovo estesa e rapida.

 

   Nei provvedimenti annunciati dalla Ministra si possono dunque scorgere diversi elementi poco comprensibili o contraddittori, come si può evincere dal fatto che mentre per le scuole primarie ha individuato, insieme ai suoi collaboratori, una soluzione idonea, per le scuole medie, inferiori e superiori, non ha invece voluto adottarla. Forse, l’età relativamente più elevata dei loro studenti l’ha indotta a ritenerli dotati di un self-control soprannaturale.

 

   Eppure, esisterebbero soluzioni meno pericolose e meno precarie anche per le scuole medie, proprio sulla falsariga di quella ipotizzata per le primarie. Per ridurre sia le probabilità di contagio sia la sua eventuale successiva diffusione si potrebbe infatti procedere, per esempio, come segue: dividere l’anno scolastico in sei periodi e in tre trimestri: nei periodi 1, 3 e 5, lezioni a distanza per tutti; nei periodi 2, 4 e 6 lezioni di recupero e potenziamento, ma anche verifiche periodali e finali per gruppi di 6 o 7 studenti, con gli altri collegati a distanza che potrebbero utilizzarle come altrettante esercitazioni.

 

   In questo modo, esponendo gli stessi studenti, le loro famiglie e lo stesso personale scolastico al minor rischio ragionevole possibile, si potrebbero garantire sia un accettabile livello di socializzazione e d’interazione didattica diretta sia verifiche orali e scritte più attendibili di quelle solitamente praticabili a distanza. Inoltre, saremmo forse ancora in tempo a non correre il rischio di dover richiudere le scuole un mese dopo la loro riapertura, gettando così al vento i cospicui investimenti in banchi a rotelle, oltre a quelli che si renderanno prevedibilmente necessari per far fronte a imprevisti e malfunzionamenti vari, che allo stato attuale delle cose sembrano difficilmente evitabili.