Una piccola antologia di poesie scelte

 
             In montagna un giorno d'Estate.
Agito lievemente un bianco ventaglio di piuma,
seduto colla camicia aperta in un verde bosco.
Mi tolgo il berretto e l'appendo ad una pietra
         sporgente;
il vento dei pini piove aghi sulla mia testa nuda.

           Li pò  (poeta cinese)
 
 
Il mare è tutto azzurro.
Il mare è tutto calmo.
Nel cuore è quasi un urlo
di gioia. E tutto è calmo.

               Sandro Penna
 

                 Con una fronda di mirto
Con una fronda di mirto giocava
e con una fresca rosa;
                      e la sua chioma
le ombrava gli omeri e le spalle.
                   Archiloco  (poeta greco)
 
 

                          Congedo
O caro amico, ci vedremo ancora,
ché sempre nel mio cuore tu rimani.
Ormai di separarsi è giunta l'ora,
ma promette un incontro per domani.
O caro amico addio, senza parole,
senza versare lacrime o sorridere.
Morire non è nuovo sotto il sole,
ma più nuovo non è nemmeno vivere.

               Sergej Esenin (poeta russo)
 
 
                  Dormono le cime dei monti
Dormono le cime dei monti
e le vallate intorno,
i declivi e i burroni;
dormono i rettili, quanti nella specie
la nera terra alleva,
le fiere di selva, le varie forme di api,
i mostri nel fondo cupo del mare;
dormono le generazioni 
degli uccelli dalle lunghe ali.
              Alcmane  (poeta greco)
 
 
                       Non si sa nulla
La luna ignora che è tranquilla e chiara
Nemmeno può sapere che è la luna;
La sabbia che è la sabbia. Non c'è una
Cosa che sa che la sua forma è rara.
Le pedine d'avorio sono estranee
All'astratta scacchiera come la mano
Che le muove. Forse il destino umano
Di brevi gioie e di lunghi dolori
E strumento dell'Altro. Lo ignoriamo;
Dargli nome di Dio non ci aiuta.
Sono vani sia il timore che il dubbio
E la tronca preghiera che iniziamo.
Quale arco avrà scoccato la saetta
Che sono? Che vetta sarà la meta?

         Jorge Luis Borges (poeta e scrittore argentino)
 
 
                     Il Carro di vetro
  Il sole della mattina,
in me, che acuta spina.
Al carro tutto di vetro
perché anch'io andavo dietro?
  Portavano via Annina
(nel sole) quella mattina.
Erano quattro i cavalli
(neri) senza sonagli.
  Annina con me a Palermo
di notte era morta, e d'inverno.
Fuori c'era il temporale.
Poi cominciò ad albeggiare.
  Dalla caserma vicina
allora, anche quella mattina,
perché si mise a suonare
la sveglia militare?
  Era la prima mattina
del suo non potersi destare.
                                   Giorgio Caproni 



Padre, se anche tu non fossi il mio

Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi a me un estraneo,
per te stesso ugualmente t'amerei.

Ché mi ricordo d'un mattin d'inverno
Che la prima viola sull'opposto
Muro scopristi dalla tua finestra
E ce ne desti la novella allegro.

Poi la scala di legno tolta in spalla
Di casa uscisti e l'appoggiasti al muro.
Noi piccoli stavamo alla finestra.

E di quell'altra volta mi ricordo
Che la sorella mia piccola ancora
Per la casa inseguivi minacciando
(la caparbia aveva fatto non so che).

Ma raggiuntala che strillava forte
Dalla paura ti mancava il cuore:
ché avevi visto te inseguir la tua
piccola figlia, e tutta spaventata
tu vacillante l'attiravi al petto,
e con carezze dentro le tue braccia
l'avviluppavi come per difenderla
da quel cattivo che eri il tu di prima.

Padre, se anche tu non fossi il mio
Padre, se anche fossi a me un estraneo,
fra tutti quanti gli uomini già tanto
pel tuo cuore fanciullo t'amerei.

Camillo Sbarbaro

 
                        Testa di fauno
Nel fogliame, scrigno verde dall'orme 
dorate, vago fogliame fiorito
di fiori splendidi ove il bacio dorme,
vivo e rompendo il ricamo squisito,
un fauno morsica i rossi fiorami
con bianchi denti, occhieggiando smarrito.
Antico vino sanguigno e brunito,
scoppia a ridere il suo labbro tra i rami.
- Quale scoiattolo - appena fuggito,
trema ancora il suo riso per le foglie;
vedi, a un fringuello marino, spaurito,
che il Bacio auro del Bosco si raccoglie.

            Arthur Rimbaud  (poeta francese)
 
                  Il viaggio definitivo
... E io me ne andrò: E resteranno gli uccelli 
a cantare;
resterà il mio orticello, col suo albero verde
e col suo pozzo bianco.
Tutte le sere, il cielo sarà azzurro e tranquillo;
e soneranno, come stasera stan sonando,
le campane del campanile.
Moriranno coloro che mi amarono,
il paese sarà nuovo ogni anno;
e in quell'angolo del mio orto fiorito e biancheggiato
andrà errando, nostalgico, il mio spirito...
E io me ne andrò; e sarò solo, senza focolare, senz'albero
verde, né pozzo bianco,
né cielo azzurro e placido...
E resteranno gli uccelli a cantare.

              Juan Ramon Jiménez (poeta spagnolo)
 
 
                        Dopo la fiera
(.....................)
Ho pena delle stelle
che brillano da tanto tempo,
da tanto tempo...
Ho pena di loro.
Non ci sarà una stanchezza 
delle cose,
di tutte le cose,
come di un braccio o delle gambe?
Una stanchezza d'esistere,
di essere,
soltanto di essere,
l'essere triste lume o sorriso...
Non ci sarà, infine, 
per le cose che sono,
non la morte, bensì
un'altra specie di fine,
o una grande ragione:
qualcosa così
come un perdono?
               Fernando Pessoa (poeta portoghese)
 
 
Che c'è per te nel nome mio?
Morirà esso come il grido
d'un'onda infranta contro il lido,
come in un bosco un mormorio.
Lascerà sulla carta muta
un'orma pallida ed eguale
a un'iscrizione sepolcrale
in una lingua sconosciuta.
Che c'è per te? Scordato ormai
in tanti affanni nuovi e gravi,
invano tu vi cercherai
memorie tenere e soavi.
Ma tu pronunzialo nel triste
giorno in cui il male si ravviva;
di': il mio ricordo ancora esiste,
c'è ancora un cuore ove son viva.

                  Alessandro Puskin (poeta e scrittore russo).
 

                      Altro canto notturno
                    
                        (Ein Gleiches)
Sulle vette delle montagne
E' quiete,
Tra le cime degli alberi
Spira appena un alito di vento;
Gli uccellini tacciono nel bosco.
Aspetta, tra poco riposerai
Anche tu.

         Johann Wolfang Goethe  (poeta e scrittore tedesco)
 
 
Alzandomi tardi e giocando con A-tzui di anni due
Tutto il giorno sono rimasto a letto
Abbandonandomi ad una perversa pigrizia -
Ora è sera, e mi levo con molti sbadigli.
La stufa calda è rapida nell'accendersi;
Son lento a pettinarmi allo specchio freddo.
Con neve sciolta fo bollire un tè profumato;
Mi cuocio un budino condito con latte quagliato.
La mia gola e la mia pigrizia son solo a deridere,
Il mio lieto vigore qui lo conosco io solo.
Il sapore del vino è mite e non porta veleno;
Le note dell'arpa son dolci e non portan tristezza.
Alle tre gioie elencate nel libro di Mencio
Ho aggiunto una quarta: giocare col mio bimbo
         piccino.
                 Po Chu-i (poeta cinese).   
 
                      Giorno d'autunno
Signore: è tempo. Grande era l'arsura.
Deponi l'ombra sulle meridiane,
libera il vento sopra la pianura.
Fa' che sia colmo ancora il frutto estremo;
concedi ancora un giorno di tepore,
che il frutto giunga a maturare, e spremi
nel grave vino l'ultimo sapore.
Chi non ha casa adesso, non l'avrà.
Chi è solo a lungo solo dovrà stare,
leggere nelle veglie, e lunghi fogli
scrivere, e incerto sulle vie tornare
dove nell'aria fluttuano le foglie.
          Rainer Maria Rilke (poeta e scrittore tedesco)             
 
 
Stracci di nebbia lenti
e ceneri d'ulivi.
Quasi a credere stenti che vivi.
E la pioggia una ninna-
nanna di triste fanciulla;
al corpo che giace
la terra, una culla.
             Camillo Sbarbaro
 
 
                     Imitazione
  Lungi dal proprio ramo,
Povera foglia frale,
Dove vai tu? Dal faggio,
Là dov'io nacqui, mi divise il vento.
Esso, tornando a volo
Dal bosco alla campagna,
Dalla valle mi porta alla montagna.
Seco perpetuamente
Vo pellegrina, e tutto l'altro ignoro:
Vo dove ogni altra cosa,
Dove naturalmente
Va la foglia di rosa,
E la foglia d'alloro.

                         Giacomo Leopardi (una traduzione)
                        
 
 
                          Ritratto
 (..................................)
  Classico o Romantico? Non so. Vorrei lasciare
il verso come lascia la sua spada il capitano:
famosa per la mano virile che l'impugna,
e non per l'arte raffinata del suo fabbro.
  Converso con quell'uomo che è sempre insieme a me
- chi parla solo, spera parlare un giorno a Dio -;
il mio soliloquio è il parlare con questo buon amico
che m'insegnò il segreto della filantropia.
  Non vi devo nulla; voi mi dovete quanto ho scritto.
Attendo al mio lavoro, col mio denaro pago
la veste che mi copre e la casa dove vivo,
il pane che mi nutre e il letto dove dormo.
  E quando verrà l'ora dell'ultimo viaggio,
e salperà la nave che non può tornare,
mi vedrete a bordo leggero di bagaglio,
quasi nudo, come i figli del mare.
 
                           Antonio Machado (poeta e scrittore spagnolo).
 

                           Soavità
Sostiene la foglia secca
la luce che l'incanta,
o la luce
la foglia incantata?
            Juan Ramon Jiménez (poeta spagnolo).
 
 
                        Bagni di Lucca
Fra il tonfo dei marroni
e il gemito del torrente
che uniscono i loro suoni
èsita il cuore.
Precoce inverno che borea
abbrividisce. M'affaccio
sul ciglio che scioglie l'albore
del giorno nel ghiaccio.
Marmi, rameggi -
               e ad uno scrollo giù
foglie a èlice, a freccia,
nel fossato.
Passa l'ultima greggia nella nebbia
del suo fiato.

                   Eugenio Montale
 
           
                 Marine da guerra in amore
  Van sui mari scherzando in crociera
il torpediniero e la torpediniera.
  E come la vespa s'attacca col miele,
così la torpediniera fedele.
  E per il torpediniero, infinita
è la felicità della vita.
  Ma li scoprì con gli occhiali sul naso
un riflettore pedante, per caso.
  Una sirena fece la spia,
denunziandone a tutti la scia.
  Fuggì via la torpediniera,
come al vento della bufera.
  Ma il torpediniero ormai stanco,
poverino, fu colto nel fianco.
  Sull'oceano ora va la preghiera
della vedova torpediniera.
  Dava forse agli uomini noia
quella loro semplice gioia?

                  Vladimir Majakovskij (poeta russo).          
 
              A un vecchio e distinto signore
  Ti ho visto, nel parco ceregnolo 
che i poeti amano per piangere,
come un'ombra nobile vagare avvolto
nella lunga giubba.
  Quell'aspetto cortese, per tanti anni
composto nell'atrio di una festa,
come lo portano con dignità le tue
povere ossa!
  Ti ho visto, aspirare distratto,
con l'alito che la terra esala
- oggi, tiepida sera in cui le tristi
foglie il vento umido trascina -,
il fresco aroma delle foglie verdi
d'eucalipto.
  Ti ho visto portare la mano scarna
alla perla che brilla alla cravatta.

                        Antonio Machado (poeta e scrittore spagnolo).
 

                     Notte di Castiglia
Tu ed io, silenziosamente,
lavoriamo, mia compagna,
in questa notte di Marzo,
un filo dopo l'altro,
una lettera dopo l'altra,
con quanto amore! mentre dorme
la campagna di primavera.

                        Antonio Machado (poeta e scrittore  spagnolo)
 

                            Lucca
A casa mia, in Egitto, 
dopo cena, recitato
il rosario, mia madre
ci parlava di questi
posti.
La mia infanzia ne fu
tutta meravigliata.
La città ha un traffico
timorato e fanatico.
In queste mura non ci si
sta che di passaggio.
Qui la meta è partire.                 
........................

                                Giuseppe Ungaretti
 

                    La gazzella
Forma incantata, come può l'accordo
di due parole elette eguagliare la rima
che in te va e viene come a un cenno docile.
Dalla tua fronte cresce fronda e lira
e tutto ciò ch'è tuo nella similitudine
già vive in canti d'amore, in parole
che a chi non legge più, tenere come petali
si posano sugli occhi ch'egli chiude
per vederti: slanciata come se 
ogni tua zampa in sé covasse un salto
che non scatta finché il collo in ascolto
sospenda il capo; come quando il bagno 
la bagnante interrompe e il lago e il bosco
si specchia nello sguardo indietro volto.

                         Rainer Maria Rilke (poeta e scrittore tedesco).
 
                         Lontano
Dire vorrei questo ricordo... Ma s'è
così spento... non resta quasi nulla;
lontano, nei primi anni d'adolescenza,
riposa.
Carne di gelsomino...
e la sera d'Agosto (fu Agosto?)...
Ormai ricordo appena gli occhi
azzurri, forse...
Azzurri sì! come zaffiri azzurri.

                   Cavafis  (poeta e scrittore greco).
 

Talora nell'arsura della via
un canto di cicale mi sorprende.
E subito ecco m'empie la visione
di campagne prostate nella luce...
E stupisco che ancora al mondo sian
gli alberi e l'acque,
tutte le cose buone della terra
che bastavano un giorno a smemorarmi...
Con questo stupor sciocco l'ubriaco
riceve in viso l'aria della notte.
Ma poi che sento l'anima aderire
ad ogni pietra della città sorda
com'albero con tutte le radici,
sorrido a me indicibilmente e come
per uno sforzo d'ali i gomiti alzo...

                                  Camillo Sbarbaro
 
                       Il gatto
Vieni, mio bel gatto, vieni sul mio cuore amoroso; 
trattieni gli artigli della tua zampa;
e lascia ch'io sprofondi nei tuoi bei occhi
d'agata e metallo.
Quando le mie dita lungamente ti carezzano
la testa e il dorso elastico,
e la mia mano s'inebria del piacere
di toccare il tuo corpo elettrico,
immagino di vedere la mia donna. Il suo sguardo,
come il tuo, amabile bestia,
profondo e freddo, taglia e penetra come un dardo,
e, dai piedi fino alla testa,
un'aria sottile, un profumo pericoloso,
girano tutt'intorno al suo corpo bruno.

           Charles Baudelaire (poeta e scrittore  francese).