Il sentimento del gelo familiare

 

 

   Clarice Lispector, nata in Ucraina nel 1925 da famiglia ebrea e trasferitasi con i genitori in Brasile all’età di due anni, nel suo paese adottivo è apprezzata ed amata quasi come un “classico”. Dopo aver letto anche noi i racconti contenuti in Legami familiari (Feltrinelli,  pp. 121),  ci sentiamo di condividere in pieno tale amoroso apprezzamento. La Lispector è infatti una scrittrice priva d’artifici,  incapace di lusingare il lettore con suggestioni accattivanti e interamente concentrata sui nodi essenziali della propria esperienza.


   Le sue storie, quasi interamente prive d’architettura narrativa e tuttavia svolte secondo fini e segrete geometrie,  sono per lo più centrate intorno ad un solo personaggio, quasi sempre femminile. La sua Prosa, non meno elegante o allusiva di quella della Blixen,  tratta però situazioni meno rarefatte in modo più diretto e coinvolgente, le sue analisi psicologiche sono nitide e cadenzate,  prive d’ingombri ideologici,  e i temi dei suoi racconti sono umbratili e seri,  variegati e profondi.        

   In Amore,  uno dei più belli,  Ana, una giovane madre, incontra un cieco,  ed in seguito a tale incontro è indotta a riconsiderare il suo amore per la vita,  a tratti soffocante o venato di repulsione. Ne “L’imitazione della Rosa” Laura è incerta se  donare ad un’amica un mazzo di rose selvatiche – che, con un gesto audace, aveva comprato per se al mercato - o tentare d’imitarne “l’estrema e perfetta tranquillità”; alla fine, disturbata dalla loro bellezza, per  lei troppo rischiosa, si sentirà inadeguata a possederle.   In Preziosità, una ragazza di quindici anni, mentre cammina verso la scuola, in un mattino più freddo del solito, con “le labbra chiuse e un portamento fiero” si accorge di due giovani uomini che procedono verso di lei. Nonostante sia consapevole della neces­sità di prevenirli,  non per coraggio, ma per una sorta di “vocazione a un destino”, va loro incontro, e assiste senza guardarli al frangersi muto del loro desiderio sul suo corpo impietrito, alla loro paura della sua immobilità.  In  Buon Compleanno,  una vecchia di ottantanove anni, “alta, magra imponente e scura”, mentre presiede al festeggiamento del suo anniversario, reagisce alle sterili cerimonie del suo parentado ottuso sputando sobriamente sul pavimento.

  Sia che si tratti di giovani ancora spaesate o di vecchie costernate ed attonite,  le  protagoniste di questi Legami Familiari  sembrano tutte inclini a lasciarsi sorprendere dal laccio della meditazione. Attente alle inquietudini più sorde e attratte dalle più esili prove d’amore, s’imbattono nei paradossi dei loro sentimenti  e  delle loro emozioni con pacato stupore,  e,  assecondate dalla narratrice,  vi riflettono con tenera e tenace insistenza. Con un tono lieve e incalzante, come in una cantilena, la Lispector passa così in rassegna gli slanci ed il gelo che regolano i legami quotidiani e dal suo sguardo penetrante e discreto scaturisce una polifonia di vita minuta che è confortante e dolce poter riconoscere senza fatica.     

Clarice Lispector, Legami familiari, Feltrinelli, pp. 121