Un ottimo giorno per non pensare


  L'idea fissa, o due uomini al mare, testo per lo più trascurato dagli stessi studiosi di Valéry, era al contrario considerato dall' autore una delle sue opere più significative. Riproposto al lettore italiano dalle edizioni Theoria sulla scia del risorto interesse per lo scrittore, interesse corroborato dalla traduzione dei suoi Cahiers presso Adelphi, questo testo si presenta - come sottolinea il suo traduttore e curatore, Valerio Magrelli, nell'introduzione al volume - come un succinto repertorio tematico dell'opus postumum di Valéry. Allo stile diaristico o saggistico dei Cahiers, qui si sostituisce però quello dialogico, che i due protagonisti, un letterato ed un medico, interpretano con agilità incalzante e concisione essenziale.
  

   In una bella mattina il narratore cammina adagio nel tentativo di rallentare il sorso dei propri pensieri. Questi si succedono troppo in fretta e rinunciano a svilupparsi compiutamente, sovrapponendosi e urtandosi con insistente disagio.
In prossimità del mare, lungo un molo, il solitario passante decide quindi di combattere la propria angoscia con qualche istinto potente e semplice e mettendosi così a saltare da un masso all'altro impegna la propria coscienza in un'assidua sorveglianza dei propri muscoli, che si slanciano in passaggi sempre più rischiosi. Tuttavia, tra una difficoltà e l’altra, in quel breve lasso di riposo che segue allo sforzo , il narratore percepisce che l'assurdo è sempre in agguato.
   Da ogni lieve rilassamento della sua tensione atletica trapela di nuovo il vortice delle congetture interrotte, che risucchiando come un buco nero la coscienza, la incaglia in soffocanti acrobazie spirituali. Forse un pensiero s'interrompe perché, scorgendo in anticipo il proprio esito, ne percepisce la ritorsione prospettica sull'Io, al quale conviene, per non lasciarsi sorprendere in una posizione sgradevole o vacua, mutare repentinamente la propria angolazione. Purtroppo però, man mano che le congetture si affrettano in percorsi sempre più esili, l'Io stesso si fa inconsistente: si rivela, come Valéry lo definisce nei Cahiers, un punto fittizio e un'invenzione enorme. Per fortuna, mentre la concentrazione del narratore sul proprio corpo diviene sempre più fragile ed il rumore del mare incombe vittorioso, quasi felice, a scandire il frangersi dei suoi pensieri, il frastornato atleta intellettuale scorge, tra due dadi di cemento, un uomo apparentemente intento a dipingere e/o pescare. In realtà quell'uomo, un medico, sta solo fingendo di fare entrambe le cose. Perché finge? E' un modo come un altro per tentare di non pensare, dato che il fingere di fare qualcosa dovrebbe, nelle sue intenzioni, contribuire a placare il moto perpetuo della sua intelligenza. I due si presentano, e non appena constatano l'affinità delle loro condizioni danno vita ad un dialogo lucido e teso, a tratti euritmico, incrociando le loro riflessioni senza intenzione polemica, attratti entrambi da i riflessi filosofici che osservano sul filo, a volte paradossale, della loro logica. A poco a poco s'intendono alla perfezione e assorbiti dal piacere d'anticiparsi a vicenda, soddisfatti di potersi alternare nella tessitura delle più svariate elucubrazioni, svolgono se stessi dal gravoso assemblaggio d'idee e d'associazioni che li pervade, reggendosi reciprocamente la tela.

Paul Valery
L'idea Fissa, o due uomini al mare.
Edizioni Theoria